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Scambio di Coppia

Secondo giorno in campeggio


di Distratta
06.05.2026    |    2.015    |    10 9.8
"Quando infine ci salutammo e tornammo verso la nostra piazzola, il silenzio era interrotto solo dal suono dei nostri passi..."
Il sole della mattina croata filtrò attraverso il tessuto della tenda, illuminando l'interno con una luce calda e soffusa. Marco si svegliò lentamente, ma il primo pensiero, il primo stimolo fisico, fu la sensazione di pienezza che ancora risiedeva nel suo ano. Il butt plug rosso era rimasto lì per tutta la notte, un segreto di silicone e metallo che lo aveva tenuto in uno stato di eccitazione costante e sottomessa.

Io lo guardai, vedendo nei suoi occhi quel misto di stanchezza e desiderio. Mi avvicinai a lui con un sorriso predatore.
«Buongiorno, tesoro,» sussurrai, accarezzandogli il petto. «Ora ascoltami bene. Vai al supermercato e compra quattro brioche per noi e per i nostri amici. Ma c'è una condizione: non devi toglierti quel plug per nessun motivo. Nemmeno per fare la spesa, nemmeno per un secondo. Voglio che tu senta ogni passo, ogni movimento, mentre cammini tra la gente sapendo cosa nascondi lì dentro.»

Marco deglutì, l'erezione che pulsava già contro le lenzuola. L'idea di camminare nudo o quasi, con quel corpo estraneo che gli dilatava l'orifizio mentre interagiva con il mondo esterno, lo eccitava a livelli insostenibili. Uscì dalla tenda, camminando con quella leggera rigidità tipica di chi porta un segreto pesante nel culo, sentendo il plug che premeva ritmicamente a ogni passo verso il supermercato.

Quando tornammo insieme da Karl e Sabine, l'atmosfera era già carica. I tedeschi ci accolsero con sorrisi complici, l'odore del caffè che si mescolava a quello della pelle calda. Appena entrati nell'area del camper, mi fermai e guardai Marco.
«Sabine, guarda cosa ho preparato per te,» dissi con voce provocante. «Marco è stato un bravo ragazzo e ha tenuto il mio gioiellino tutto l'anno... volevo che lo vedessi.»

Con un gesto deciso, ordinai a Marco di girarsi. Lui obbedì, chinandosi leggermente e offrendo il suo sedere nudo alla vista della donna. Sabine emise un piccolo gemito di meraviglia. I suoi occhi brillarono mentre osservava la base rossa del plug che spuntava dalla carne tesa di mio marito.
«Incredibile... che disciplina,» mormorò lei, avvicinandosi.

Senza preavviso, Sabine afferrò il plug e lo sfilò con un movimento fluido e deciso. Marco sussultò, emettendo un ansimo di sollievo e shock. Ma Sabine non aveva finito. Prima che l'orifizio potesse richiudersi, lei vi infilò due dita, spalancandolo con una curiosità quasi clinica. Poi, con un sorriso malizioso, ne aggiunse una terza.
«Sei così aperto, Marco... così accogliente,» disse lei, muovendo le dita in modo circolare.
Notai immediatamente che Marco stava reagendo: il suo cazzo era diventato un palo di marmo, turgido e pulsante, mentre godeva della violenza dolce di quella dilatazione.

In quel momento, Karl uscì dal bagno. Vide la scena — Marco sottomesso a Sabine, con il culo aperto e il membro eretto — e l'eccitazione lo travolse. Senza dire una parola, si avvicinò a me da dietro. Mi afferrò i fianchi con forza, sollevando leggermente la mia gonna e, senza alcun preambolo, spinse il suo membro possente direttamente nel mio ano.

Il grido di piacere che mi sfuggì fu gutturale. Mi voltai verso Marco, fissandolo negli occhi. Volevo che vedesse. Volevo che sentisse l'eco del mio piacere mentre lui veniva manipolato da Sabine.
«Guarda, Marco! Guarda come mi riempie!» urlai, mentre Karl accelerava il ritmo, colpendomi con affondi profondi e brutali che mi facevano vibrare ogni fibra del corpo.

Sabine, vedendo la mia estasi, aumentò la pressione su Marco, infilandogli ora quattro dita nel culo, allargandolo al massimo, trasformandolo in un contenitore umano. I due mariti erano ormai in un loop di piacere e sottomissione, mentre le due donne guidavano l'orchestra del desiderio. Karl continuò a pompare nel mio culo con una furia crescente, finché, con un ultimo grugnito di sforzo, venne profondamente dentro di me, riempiendomi l'intestino di sperma caldo e denso.

Appena Karl si ritrasse, Sabine agì con rapidità felina. Prese il butt plug rosso dal tavolo e, con un colpo secco, lo spinse di nuovo nel mio ano.
«Così non ne sprechiamo nemmeno una goccia,» sussurrò lei con un sorriso complice.
Sentii il plug sigillare l'uscita, intrappolando lo sperma di Karl all'interno di me, creando una sensazione di pienezza quasi insopportabile e terribilmente eccitante.

Marco era rimasto a novanta gradi, con il culo ancora spalancato dalle dita di Sabine, completamente vulnerato e desideroso. Mi avvicinai a lui, sentendo il plug che premeva contro lo sperma interno, e mi calai lentamente sopra il suo cazzo. Lo accolsi nella mia vagina con un gemito di sollievo, sentendo la sua durezza che mi riempiva mentre io, dall'altra parte, ero ancora "tappata" da Karl.

Il contrasto era devastante: sentivo il calore di mio marito davanti e la pressione del plug e dello sperma dietro. In quell'incastro perfetto di fluidi e carne, raggiunsi l'orgasmo più violento della mia vita, mentre Marco venne dentro di me con una forza che sembrava voler scuotermi l'anima.

Quando infine ci salutammo e tornammo verso la nostra piazzola, il silenzio era interrotto solo dal suono dei nostri passi. Marco camminava con cautela, il suo culo ancora dolorante e sensibile per l'estensione subita, mentre io sentivo, a ogni passo, lo sperma che riusciva a filtrare leggermente dai lati del plug, colandomi caldo e viscoso lungo le cosce, come un marchio invisibile di quella mattina folle e proibita.
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